«Ricordate i poster con la frase “Oggi è il primo giorno del resto della tua vita”? È vero per tutti i giorni tranne uno: il giorno della tua morte!»
Lester Burnham
Quel sabato per me era un sabato qualunque, un giorno qualunque o così credevo, ero completamente ignaro che da lì a qualche ora, quel sabato sarebbe diventato il primo giorno del resto della mia vita.
Era giugno, l’estate stava per cominciare e io non sono un grande fan dell’estate ma ero comunque pronto a prendere tutto ciò che aveva da offrirmi.
La giornata era iniziata perfettamente. Sveglia presto ma non troppo, le mattine preferivo essere attivo anziché passarle a letto. Feci una buona colazione, una buona colazione per me consisteva nell’andare nel solito bar di fiducia e fare il tris: Bombolone con la crema, Cappuccino Bollente, Sigaretta.
Lo standard, che vi aspettavate?
Dopo la routine della colazione del sabato andai in fumetteria dove il titolare vestito quasi da Dragon Ball, dopo avermi offerto il caffè e una bella chiacchierata mi consegnò i numeri usciti in settimana: «Francesco! Ecco i tuoi fumetti» disse come ogni settimana!
Prossima tappa era il centro commerciale, lungo giro, guardavo ogni vetrina, ogni negozio e mentalmente preparavo le prossime cose da fare all’interno di quel via vai di persone. Prima di fare la spesa mi fermavo sempre sullo stesso ristorante, si spendeva un po’ di più ma era il più buono e salutare e io ci tenevo. Avevo fatto amicizia con cuochi e camerieri e nei piatti venivo coccolato fino al momento di pagare, salutare e tornare alle mie mansioni, spesa per tutta la settimana, rifornimento tabacco cartine e filtri e poi dritto a casa.
Una volta tornato a casa era il momento del caffè.
Preparare il caffè richiede il suo tempo, richiede calma perché per me è come un rituale. Tutto inizia dall’apertura del barattolo, mentre svito il tappo ogni pensiero scompare e avvicino lentamente il barattolo al naso per assaporarne l’aroma. Tutte le volte che lo faccio automaticamente nel viso mi si stampa un sorriso. Mentre preparavo la Moka i miei movimenti erano accompagnati dalla musica dei Creedence Clearwater Revival, mi sedetti sul divano e mi gustai la mia tazzina fumante di caffè e poco dopo mi rollai una sigaretta canticchiando Fortunate Son.
Iniziai a controllare i manga che avevo acquistato il mattino e passai un’ora a leggere One Punch Man.
Era ora di uscire e incontrarsi con la mia compagna, in quel periodo ancora non convivevamo, dopo un pomeriggio di passeggiate girando per negozi andammo a cena in un bellissimo pub all’aperto. I tavoli erano distanti tra loro quindi non ci si dava fastidio a vicenda, l’aria del mare risaliva e veniva a salutarci dato che era neanche a venti metri da noi. Ordinammo una porzione di Jalapeños fritti, due hamburger e due birre. Dopo cena passeggiata, sì, eravamo grandi passeggiatori.
Ci ritrovammo seduti su una panchina a programmare le cose che avremmo voluto fare, dalle più fattibili alle più “mettiamo in programma”. Volevamo andare a Firenze, a Roma per poi uscire dall’Italia e andare a vedere la bellezza di Edimburgo fino ad arrivare alle mete più lontane e difficili: il Giappone e la Nuova Zelanda.
La notte di quel tredici giugno mi svegliai alle due con un forte dolore alla schiena. Capii subito che non sarebbe bastato un oki per farmelo passare, la mia compagna non c’era, decisi di prendere la macchina e di andare al pronto soccorso.
Urlavo dal dolore alla schiena, analisi del sangue, antidolorifico, ancora antidolorifico, più antidolorifico per favore, responso analisi: Leucemia.